Hublab - Una domanda su Expo2015
Knowledge

Una domanda su Expo2015

September 2010

Hublab - UNA DOMANDA SU EXPO 2015

Il Corriere della Sera

 

La fortuna di vivere in un passaggio tra un millennio e l’ altro dovrebbe far riflettere sul ruolo e le opportunità per una città come Milano, portabandiera nel 2015 di un tema centrale per la sopravvivenza del Pianeta. Abbiamo le elezioni tra pochi mesi. Usiamo la focalizzazione dell’ Expo come test per migliorare e selezionare la classe dirigente prima ancora che le infrastrutture della città. I Paesi definiti «in via di sviluppo» crescono dell’ 8 per cento l’ anno. I Paesi occidentali molto meno, da tempo. E se il tema della decrescita può affascinare Paesi anziani e con la pancia piena come quelli europei o americani (anche se il Maryland non è il Mississippi, così come la Germania non è la Romania), la crescita, dal dopoguerra in poi, ha interessato tutti, nessuno escluso.

Per crescere e distribuire meglio le risorse del Pianeta occorre aiutare gli altri a farlo. E’ nella crescita globale che si trova spazio, non in quella locale, tanto meno nei territori che possono ben produrre ma non hanno certo il mercato sotto casa. I prodotti da vendere hanno a che fare con il sapere, vera merce attuale. Il tema intelligente e contemporaneo di Expo 2015 impone una lettura articolata del mondo, con differenze e sfumature. I Paesi Arabi non sono lo Yemen, il Cile non è il Paraguay, il Sudafrica non è il Niger, l’ Afghanistan non è Mauritius. Parlare di Africa o di Asia, quasi fossero regioni omogenee come la Lombardia, certo non aiuta. Democrazia, Formazione, Sanità sono i tre pilastri dove i Paesi più avveduti hanno investito il loro denaro per crescere. Aumentando qualità e quantità della vita. Ricerca e innovazione per il benessere collettivo e individuale in una logica ambientale e progettuale attenta a ogni risorsa.

Corea del Sud e Brasile possono essere due buoni esempi. La prima ha tutelato formazione, salute, approcci tecnologici e regole del gioco democratico. Oggi ha una posizione eccellente nell’ indice di sviluppo umano dell’ Onu, focalizzato sulla qualità della vita. E, nella produzione, è tra i Paesi che contano. Il secondo, con una democrazia più solida, vede diminuire sempre di più le sue disuguaglianze. E aumentare il suo benessere. Può essere l’ Expo dove mostriamo il nostro sapere (milanese, lombardo, italiano) di «civiltà del fare»? Può servire come strumento per far riemergere generosità, competenza, rigore in città? Una Expo affinché Milano partorisca di nuovo i suoi valori? Riusciamo a dare una visione in campi come la nutrizione, la prevenzione, la salute, la cura degli anziani, l’ educazione dei bambini? Abbiamo know-how e applicazioni che servono a far crescere in maniera intelligente il Pianeta? Sono questi i veri asset di una Expo per un mondo da sette miliardi di individui, ma forse non ci sembrano importanti come il valore delle aree edificabili.

Una domanda: se non sono questi i valori che possiamo veicolare cosa significa allora «Nutrire il Pianeta nel XXI secolo»?


Related projects