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Gianni Sassi, una vita creativa

March 2013

Il Corriere della Sera, 14 marzo 2013.

 

Tra una Grande Brera che forse verrà e un’OCA (Officine Creative Ansaldo) che è arrivata, un’economia milanese in cerca di nuovi modelli aumenta le riflessioni sulla fruizione e, soprattutto, sulla produzione di cultura. Come in altri campi, a partire dalla politica, si cercano e si evocano figure di riferimento. Persone che costituiscano un esempio.

Oggi, nel giorno dalla sua precoce scomparsa avvenuta venti anni fa, il pensiero va a Gianni Sassi, un vero innovatore che ha «vissuto» Milano dal Sessanta fino ai primi anni Novanta. Per chi non lo conoscesse, una di quelle figure di confine tra creatività pura e grande capacità applicativa, che riusciva a mettere insieme tante personalità diverse. Le sue attività hanno spaziato dalla casa discografica Cramps (gli Area, per cui scriveva anche i testi, Eugenio Finardi, Alberto Camerini e tante avanguardie musicali) alla rivista letteraria Alfabeta, da La Gola, dedicata al cibo, alla rivista scientifica SE Scienza Esperienza. E poi festival di ogni tipo, dalla poesia alla danza. Sulla carta d’identità aveva scritto «grafico», ma quante capacità multidisciplinari, si direbbe oggi, e come sapeva applicarle.

Di una Milano che poteva essere insieme bellissima e inquietante, liberatoria e opprimente, Sassi era un regista a tutto campo più che un «operatore culturale». In realtà, ha fatto politica nel senso più nobile del termine. Per Frankenstein, suo pseudonimo come autore, contavano i progetti: accogliere il talento, prima ancora che promuoverlo. Non gli interessavano i contenitori ma i contenuti, non i numeri ma le persone, non le etichette ma le emozioni. Un intellettuale con un’anima pop che ha costruito veri e propri palinsesti, già molto lontani da quelli televisivi, nei quali il senso, e qualche volta il non senso, erano gli ospiti privilegiati. Con una visione in cui l’iconografia e la forma avevano un peso almeno pari a quello dei contenuti e una progettualità sempre al limite dell’utopia, immersa in un’ attività febbrile e concreta. Con forme organizzative (Cooperativa Intrapresa era il nome di una delle sue «scatole» operative) altrettanto innovative e con scelte «alternative» che hanno saputo avvicinare tante persone a una cultura aperta e stimolante. Un vero esempio per una città come Milano, oggi in grande difficoltà nell’elaborare un suo progetto di futuro. «Creatività è adattamento all’ambiente», scriveva Paolo Virno introducendo un bel libro di Emilio Garroni, dal titolo ? appunto ? «Creatività».

Gianni Sassi ha disegnato davvero nuovi ambienti, culturali e non solo, adattando il suo grande talento a una città che ha contribuito fortemente a cambiare. Cogliendo il nuovo e il diverso degli ambienti che ha attraversato. Creando e lavorando insieme agli altri in una Milano corale che tanto ha influenzato anche i suoi contemporanei. Spesso era senza risorse. Mai senza idee, comunque.


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