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Knowledge

Giovani in vetrina

October 2010

Il Corriere della Sera, 12 ottobre 2010.

 

Chi decide di fare un’ impresa ed è alla sua prima esperienza non passa per uno sportello bancario senza robuste garanzie. Men che meno accede alla finanza. E se Milano è la piazza della finanza possiamo dire tranquillamente che ha scordato chi ha idee e spirito imprenditoriale contraddicendo il suo dna.

Nella sua complessità, però, la città vede qualche standard da città globale anche in settori di prospettiva come quelli legati alla conoscenza. Una grande banca, per esempio, ha appena presentato a investitori, non solo italiani, una selezione di start up nell’ ambito delle tecnologie legate all’ ambiente (cleantech). Una presentazione sobria, dieci minuti in inglese, in cui i giovani imprenditori, tutti con profili legati alla ricerca, raccontavano chi erano, quante risorse chiedevano e per cosa. Con un rigore adeguato ai tempi, quasi a ricordare il Max Weber de «La scienza come professione», celeberrima conferenza del 1917 ai «liberi studenti» di Monaco.

Nel Paese dei convegni sull’ innovazione e dei mantra su ricerca e sviluppo, dove le parole occupano tutta la scena togliendo ogni spazio ai fatti, un contributo concreto, al termine di un lavoro serio, è un bel segnale. Possiamo chiedere qualcosa di più? Quanto i criteri d’ innovazione, di scenario, di medio periodo (e non solo di breve), fanno parte della valutazione per erogare credito e fare investimenti? Quali strumenti sono necessari per mettere in contatto più efficacemente applicazioni e produzione? Molte università a Milano, a partire dal Politecnico, hanno costruito rapporti e canali con le miriadi di piccole e medie imprese della città e dell’ area produttiva lombarda. Più difficile, per queste imprese, trovare le risorse per retribuire con continuità la fondamentale conoscenza che il sistema accademico e di ricerca, nel suo complesso, è in grado di dispensare con competenza. L’ innovazione nasce spesso da singoli individui ma ha sempre la necessità di un habitat adeguato per essere fruibile. È una pratica di visione e di attesa, di lungimiranza e di pazienza. È possibile, oggi, trovare queste doti nel sistema finanziario, pilastro fondamentale per consolidare qualsiasi impresa? È troppo chiedere alla classe dirigente della città di tornare a essere chioccia generosa e accogliente per consolidare intuizioni e capacità che, a Milano, arrivano spesso da tutta Italia? Un’ operazione come la vetrina degli start up va certamente in questa direzione considerando che le imprese nascenti hanno anche la funzione di pesce pilota, possono indirizzare il sistema delle piccole e medie imprese verso il porto della conoscenza.

Abbiamo e abbiamo avuto tante imprese e filiere, Silicon Valley di nicchia che facevano riferimento alla città. Per aziende e distretti di questa taglia sono spesso mancate le risorse adeguate anche quando tutto andava a gonfie vele. La finanza, nelle sue diverse forme, resta una parte fondamentale del sistema per dare credito a giovani e a imprese, sempre più legate ai saperi e alle tecnologie. Il ruolo di Milano, in questo senso, può essere cruciale.


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