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La lezione delle primarie

December 2012

Il Corriere della Sera, 09 dicembre 2012.

 

Calato il sipario a livello nazionale, i fari sono puntati, per pochi giorni ? forse troppo pochi ? sulle primarie per scegliere il candidato della sinistra o del centrosinistra in Lombardia. Primarie di una regione con oltre dieci milioni di abitanti e un livello di concentrazione economica che la colloca tra le prime «economie regionali» in Europa.

A questo giro, le primarie nazionali hanno portato note positive e diverse. Con la sola forza di un confronto basato su principi di realtà e lealtà, hanno sovvertito l’agenda del potere e dei media, facendo diventare remoto il passato prossimo e costringendo i partiti (tutti o quel che ne resta) a chiedersi finalmente chi sono e che senso hanno. E a farli riflettere sul fatto che i loro azionisti di riferimento sono ? prima di tutto ? i cittadini suscitando riflessioni interessanti anche negli altri schieramenti. A destra, fino a pochi giorni fa, ci sono stati confronti anche accesi sull’opportunità di primarie. Segnali, ancorché deboli, di democrazia in crescita subito spazzati via dalla necessità politica di mantenere la stessa legge elettorale con oligarchi e listini blindati.

Nel frattempo un centro a geometria variabile, sempre più orfano di eredità democristiane, rimane in perpetua attesa di un novello messia. Dalle primarie nazionali è emersa un’idea di Paese, e delle sue prospettive, molto più precisa. Idea che ? come stiamo vedendo ? continua a non arrivare dai cosiddetti «tecnici», i cui numeri diventano meno scientifici a seconda di temi e interlocutori. Tra gli insegnamenti per le primarie lombarde in arrivo la constatazione che non esiste, in realtà, una separazione così marcata tra politica e società civile. Così accade che toni e confronti possano essere passionali e civili allo stesso tempo e anche i media, salvo eccezioni, si adeguino al nuovo corso. Se poi emergono i contenuti, allora l’attenzione sale e di molto.

I cinque candidati delle primarie nazionali appena concluse sono politici di professione, persone appassionate e perbene. I tre protagonisti delle primarie lombarde (Ambrosoli, Di Stefano, Kustermann), pur venendo da altre esperienze, sono persone altrettanto appassionate e perbene, e, in forme diverse, hanno un’idea della politica altrettanto lucida. Per le elezioni, più che mai, conteranno le idee, la trasparenza, i progetti. E i voti, in questo turno, verranno da solidarietà, etica, inclusione e innovazione sociale, legalità, beni comuni e altri concetti chiave. Filtri indispensabili per i «beni principali» dei cittadini: salute, educazione, libertà e lavoro, pilastro essenziale, quest’ultimo, per una vita dignitosa.

Si va verso partiti più civili (o «civilizzati») e società più «politiche», verso una ibridazione e non più una contrapposizione delle parti. Max Weber, nel suo testo «Politica come professione», ci insegna che passione, senso di responsabilità e lungimiranza sono le vere qualità dell’uomo politico. Ogni curriculum in questo senso è benvenuto. Anche da non politici.


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