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Sognando Milano Valley

June 2012

Il Corriere della Sera, 19 giugno 2012.

A Milano e in Italia una parola si amplifica con una eco sempre più potente: start up. Che, in italiano, significa «avviamento», «entrare in affari». Qualche tempo fa un’ azienda molto interessante, Digital Magics, che fa da incubatore industriale ad altre aziende per progetti su Internet, ha messo insieme un centinaio di operatori del settore in un incontro sulle possibilità dell’ industria digitale.

C’ erano le media company, le web media company, le agenzie media e gli investitori. Strutture grandi e minuscole, sveglie o più conservatrici. Il titolo era legato alla ricostruzione digitale, con una domanda implicita su quale futuro possano avere i media digitali italiani. Anche rispetto al resto del mondo. In Italia, più del 90 per cento degli attori di questo settore si esprime sul palcoscenico milanese: una realtà che ingloba intere filiere, attivando dinamiche cruciali per la città e per il suo sviluppo, a partire dai posti di lavoro. Ovvio che luci e ombre si intreccino. Alcuni si sono lamentati della mancanza di infrastrutture, ma l’ analisi delle percentuali su terreni come la pubblicità sui canali digitali o l’ e- commerce, abbondantemente sotto la media europea, così come una quota molto limitata, anche se benemerita, di capitale di rischio (venture capital) sono indici di preoccupazione.

E se è vero che le infrastrutture in questi anni non sono cresciute, è anche vero che rimaniamo il paese in Europa con il maggior numero di cellulari e di quegli strumenti (smartphone, Ipad e affini) necessari per ricevere e trasmettere in mobilità. In questo ultimo dato è insita una domanda potenziale molto alta a cui non corrispondono servizi e risposte competitive. Non abbiamo abbastanza offerta. Il che, visto da un altro punto di vista, è una grande opportunità. Diversi hanno sottolineato il dinamismo di Berlino, a cui è stata aggiunta la parola «Valley», in omaggio alla celeberrima Silicon Valley californiana. Un modello più vicino a noi, in grandissima crescita. Ma che cosa caratterizza una città come Berlino? Affitti e costi bassi, molti giovani, tanti stranieri (a partire dagli svedesi) che vanno lì ad aprire aziende, più di 500 avviamenti contabilizzati, il 20 per cento dei quali finanziato da «capitale di rischio». Solo per dare un’ idea dell’ habitat, già oggi un grande editore tedesco tradizionale realizza il 33 per cento del suo fatturato con il digitale.

Occorre avere il coraggio di dire alcune cose. Mettere questo tema sulle spalle del venture capital, troppo gracile, e del settore pubblico, con le tasche vuote, vuol dire farne un argomento di nicchia per convegni. Ci vuole invece coraggio e l’ intelligenza di lavorare su un’ offerta digitale ricca e fantasiosa che coinvolga, anche fuori dai temi dell’ incontro, le migliaia di aziende piccole e medie che hanno bisogno di idee e tecnologie, anche semplici, per cambiare direzione. Questo può aiutare sia le start up sia le Pmi. Le prime sono una piccola frazione delle seconde, ma, nelle dinamiche attuali, le due realtà sono molto più simili di quanto sembri. Insieme, con una politica industriale da inizio Millennio, potrebbero essere la base per una Milano Valley. Ricostruita o costruita ex novo, non importa.


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