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C’è un’idea alla Triennale

April 2012

Il Corriere della Sera, 17 aprile 2012.

 

Da pochi giorni, in sincronia con il Salone del Mobile, è stata inaugurata la quinta edizione del Museo della Triennale. Con un passaggio coraggioso dagli oggetti, tema delle precedenti quattro fasi, alla grafica italiana. Questa edizione, mettendo questa disciplina al centro di una riflessione attenta, ne focalizza il ruolo avuto nella crescita del Paese e nella strutturazione del suo sistema produttivo.

La grafica, soprattutto a Milano, è stata il baricentro di un arco di produzione molto ampio, costituendo un perno e un’ infrastruttura solida del sistema industriale milanese e, più in generale, italiano. Ha dato forma ai contenuti più svariati, ha costruito nel tempo i canali d’ informazione, ha formato generazioni al bello e al nuovo, alleggerendo le industrie pesanti e irrobustendo quelle leggere, a partire da quella editoriale. Formare e informare sono oggi più che mai i pilastri delle economie che crescono e che nasceranno, nella lunga dissolvenza dalla materia all’ immateriale. Senza il contributo della grafica italiana e dei suoi tanti protagonisti, il boom economico, la moda e il design, le aziende di beni e servizi non sarebbero stati la stessa cosa. La qualità, lo spessore e l’ eterogeneità delle sue figure di riferimento hanno pesantemente influenzato il settore pubblico, così come quello privato. Le sezioni della mostra lo confermano. Munari, Grignani, Noorda, Steiner, Lupi, Maoloni, Vignelli, Provinciali, Sassi, Tovaglia, Pintori e molti altri, ancora oggi sconosciuti ai non addetti ai lavori, hanno riempito di contenuti e di futuro la crescita di Milano e dell’ Italia. Con la loro cultura prima ancora che con i loro disegni. E con una caratteristica quasi antitaliana: quel tratto comune di understatement e gentilezza che li accomuna a tanta parte del tessuto produttivo artigianale e dei suoi spesso ignoti protagonisti.

Il Salone del Mobile, ovviamente, è stato il luogo di eccellenza per sperimentazione e consacrazione internazionale, mentre il sistema produttivo italiano sapeva anche attrarre grandi professionisti: dagli americani Milton Glaser e Tibor Kalman al belga cosmopolita Jean-Michel Folon, fino a grandi maestri svizzeri come Max Huber. Che cosa succede oggi? La grafica milanese (e italiana) c’ è ancora, è vivace e interessante, e anche se fa più fatica a trovare gli spazi di una volta, continua a mantenere una forte identità. Solidi professionisti come i curatori Camuffo e Piazza, o come i più giovani Menichelli, Sfligiotti, Pitis, Perondi, Genovese, Sonnoli, Bubbico, Marzotto, Pitoni, Franchi e tanti altri si dividono tra lavoro, insegnamento e contaminazione di generi ed esperienze, contribuendo così a formare nuove generazioni. Un approccio multidisciplinare, in continuità con i loro predecessori. Per questo, ancora oggi, la grafica continua a nutrire, in tanti sensi, Milano. Sarebbe bello che manager e professionisti di altri campi, oltre alle scuole, agli appassionati e ai molti stranieri in questi giorni presenti al Salone, trovassero il tempo di vedere, in Triennale, questo museo in continua mutazione. È una bella fotografia di quello che siamo stati. E uno scenario e un’ ipotesi di quello che potremmo essere. O diventare. Volendo.


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