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Gli obiettivi della
Milano di Pisapia

January 2012

Il Corriere della Sera, 26 gennaio 2012.

 

Nel pieno della più radicale trasformazione (o involuzione) dell’ Occidente, Milano ha girato la boa dei sei mesi di governo. La giunta, per uscire dai suoi problemi finanziari, ha inaugurato con pragmatismo una stagione di rigore. Fatta salva la discontinuità – indubbia – quali sono gli orizzonti che si pone il nuovo governo della città? Quali riflessioni si possono fare sulla sua capacità di dare risposte adeguate alla trasformazione globale, di essere trainante per tutto il Paese?

Le tre grandi rivoluzioni di questo primissimo scorcio di secolo – la scienza della vita, quella della materia e quella della conoscenza – stanno trasformando alla velocità della luce (o dei neutrini) il lavoro, i processi produttivi, i sistemi di formazione. Così come stanno cambiando i punti di riferimento per le prospettive di vita e le scelte di welfare conseguenti, dalla sanità alla pensione. Chiedersi dove va, dove sta andando, dove può andare Milano vuol dire coinvolgere tutta la società, anche i soggetti più eccentrici e i meno legati a sistemi organizzati. Ha preso corpo una politica che mette in ordine, che lavora in profondità, che ha trovato una strada etica e trasparente sulle nomine delle società e degli enti pubblici. Manca un progetto complessivo. Come si rapporta Milano con il suo «intorno», che ne costituisce ancora la forza manifatturiera, che identità vuole perseguire, davanti a una platea internazionale, sui suoi asset più forti, quali prospettive scientifiche e tecnologiche vede profilarsi al suo orizzonte? Zurigo Barcellona, Stoccolma, Monaco di Baviera, esempi europei di città della stessa «misura» di Milano, hanno affinato da tempo le loro caratteristiche sia verso il mondo che verso i propri cittadini. La nostra città deve ancora trovare il modo di raccogliersi e focalizzare una sua identità più precisa. È compito della politica, indubbiamente, perché, oltre a idee ed esperienze, occorre infondere fiducia, far intravedere prospettive, valorizzare quello – e non è poco – che già c’ è.

Alcuni nodi importanti di questi mesi, dall’ Area C al Piano di governo del territorio, costituiscono scelte locali ma la loro direzione interessa tutta l’ Italia. Se esiste un laboratorio Milano – e non è così chiaro – occorrono anche i saperi e le piccole e grandi utopie dei cittadini, a partire dai più giovani. La politica, da troppo tempo, propone solo eventi rituali più che partecipazione. Non va lasciata sola nell’ immaginare la Milano che verrà. Servono occasioni di ascolto e di confronto più interessanti e attrattive. È un compito in più, specie per chi governa se non si vogliono deludere le grandi aspettative della città.

Chiediamoci e condividiamo in che direzione vogliamo andare. È una domanda che, in questo difficile e confuso periodo, molti si stanno già facendo a livello personale. Una dimensione più collettiva potrebbe diventare un motore imprevisto.


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