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Il cielo di Lombardia

March 2014

Il Corriere della Sera, 25 marzo 2014.

 

Qualche giorno fa i rettori di tre prestigiose università milanesi, il presidente di Assolombarda e un ricercatore di lungo corso come Mario Abis si sono confrontati su un tema non certo nuovo ma indispensabile: il rapporto tra ricerca e innovazione.
La Lombardia è la realtà più significativa della grande biodiversità produttiva dell’Italia, ancora oggi seconda manifattura d’Europa. Con oltre 10 milioni di abitanti, la nostra regione ha anche il sistema di produzione del sapere più strutturato del Paese, come emerge da una accurata elaborazione dei dati del Settimo Programma Quadro (2007 – 2013) di Scienceonthenet, focalizzata su Milano.

Enrico Moretti, docente di economia a Berkeley, in California,
in un libro (molto) citato dagli addetti ai lavori disegna una nuova geografia dell’economia basata sulla conoscenza e sull’innovazione, fattori che creano e valorizzano nuove competenze, alzando le retribuzioni e creando molti posti di lavoro anche in altri settori. Una specie di catena virtuosa che vede cambiare la storia del lavoro ancorandolo ai centri di produzione del sapere, veri e propri snodi, nonché prerequisiti di produzione industriale e post-industriale.
Nel nostro profondo Nord, il rapporto dell’accademia e della ricerca con il mondo produttivo ha radici consolidate. Pensiamo solo alla meccanica e ad altri comparti industriali cresciuti a fianco al Politecnico. Oppure allo sviluppo pionieristico del rapporto tra clinica e ricerca a partire dall’ inizio del secolo scorso (Clinica del Lavoro, Istituto Tumori ecc.), incubatore di un welfare molto innovativo.
Ci sono tanti temi che concorrono, oggi e in prospettiva,
all’innovazione e alla sua sostenibilità nel tempo:
la consacrazione di scienze, tecnologie, ingegneria, matematica (STEM in inglese) quali discipline fondamentali per coltivare o manutere un’attitudine alla produzione di beni e servizi; l’inserimento della programmazione (code) come materia fin dalla scuola elementare; la necessità di una formazione di alta qualità per le nuove generazioni, sottolineata con forza perfino da Obama. C’è un problema di “semina per il futuro”, dunque, oltre che di brevetti e di trasferimento tecnologico.
L’opportunità è la creazione di habitat dove tutti gli attori (per semplificare atenei, ricercatori, aziende, finanza) siano sotto lo stesso cielo. I modelli collaudati e in continuo divenire sono l’area di San Francisco in California o Cambridge in Gran Bretagna, per esempio.

Il cielo di Lombardia può diventare allora un habitat di grande antropizzazione, dove ricerca e tessuto produttivo possano incontrarsi davvero sul terreno dell’innovazione e non solo nei convegni e nelle tavole rotonde? Evento possibile, forse, con l’aiuto di qualche “traduttore della conoscenza” che sappia superare le difficoltà di dialogo, oggi già molto attenuate, tra i centri di produzione del sapere e le piccole e medie aziende. Senza dimenticare le tantissime micro-aziende con grandissime potenzialità. Potrebbe essere questa la vera missione per la Regione Lombardia del Terzo Millennio. Anche senza scomodare un’ Expo ormai in attesa di decollo.


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