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La bellezza di una città

May 2014

Il Corriere della Sera, 24 maggio 2014.

 

Sono i cittadini, finalmente, i veri protagonisti della città? Se qualcuno avesse avuto ancora dubbi su Milano e sulla sua capacità (e potenzialità) di essere interessante, attrattiva, aperta? In una sola parola, bella? Non aveva che da andare in giro lo scorso weekend.

Non c’erano ragioni di business, come durante le Fiere, e nemmeno rockstar da stadio o partite internazionali. Solo un’offerta culturale trasversale dentro una città solare. A partire da PianoCity, inaugurato in un parco Sempione gremito fino all’inverosimile. A concerto iniziato, in attesa che il buio permettesse di utilizzare le luci di un palco a tre piani, con sei pianoforti e gli strumenti di un’Africa ancestrale, un acceso tramonto ha illuminato la bellezza dell’Arco della Pace, incorniciando Ludovico Einaudi e gli altri musicisti. Dando il «la» a una due giorni di grande intensità emotiva. Un’idea intelligente e duttile, PianoCity, che, in soli tre anni, ha reso Milano un grande teatro, con tante quinte, alcune inaspettate. Dove i protagonisti sono i cittadini, le famiglie, le coppie, i bambini e i palcoscenici, quasi sempre, sono sullo stesso piano degli spettatori.

Un bel modo di vivere e scoprire la città, consentendo, ai più fortunati, di entrare in case e cortili privati ad ascoltare e a vedere con una programmazione davvero interattiva che vede il pubblico completare lo spettacolo. Tanti tasselli di un puzzle al servizio di Milano e della sua «grande bellezza». Senza trucchi, senza porte sbarrate, senza limousine in mezzo alla strada. Un fine settimana di stupore e meraviglia, sintetizza giustamente Annachiara Sacchi su queste colonne analizzando tutte le manifestazioni del weekend scorso. La Milano grigia e un po’ rancorosa, da cui scappare il venerdì, un minuto dopo la fine del lavoro, cancellata da una grande partecipazione, anche di turisti.

Poco tempo fa il Comune ha varato la segnaletica degli affascinanti percorsi della Milano Romana. Chi ha vissuto l’Estate Romana, creata da Renato Nicolini alla fine degli anni Settanta e ripresa dalle giunte Rutelli e Veltroni, ambientata «dentro la storia», ha rivissuto quelle atmosfere. Una Milano orizzontale per accesso e fruizione, tollerante e ordinata, nei suoi sciami curiosi o svagati. Richiamando alla mente il peregrinare senza meta del «flâneur» celebrato da Baudelaire, Benjamin e Walser, tra gli altri, perché ogni angolo diventa una meta, uno scorcio mai focalizzato, un nuovo punto di vista.

Immagini che normalmente si associano a città caratterizzate da un’identità secolare e continuamente innovata, come Parigi o Londra. Invece era Milano, durante una ? speriamo unica ? turbolenza giudiziaria di Expo e una crisi economica che non accenna a dar segni di tregua in vista di elezioni di grande importanza globale, inquinate dall’imperativo dell’insulto. Decine di migliaia di persone, allegre e sorridenti, ascoltando musiche, più o meno note, suonate da pianisti quasi mai conosciuti, hanno goduto di una grande bellezza italiana. Che strano effetto fa la cultura, anche a Milano.


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