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La Milano che progetta

November 2013

Il Corriere della Sera, 13 novembre 2013.

 

La Triennale fa la Triennale. Si focalizza, o meglio si rifocalizza, su uno dei suoi pilastri: l’architettura, in un’accezione sempre più ampia e necessaria. Riaprendo quel canale di dialogo tra impresa e mondo della conoscenza, un dialogo che fa parte della sua missione e della sua storia. Per farlo, ha scelto una mostra su un tema cruciale, a volte controverso, spesso eluso dagli addetti ai lavori: l’infrastruttura, che definisce correttamente come le «architetture del mondo». E lo fa usando il Novecento come modello di riferimento, un secolo in cui le infrastrutture costituiscono uno dei motori della sua ineguagliabile crescita.

Se queste sono le premesse, diventano affascinanti, in tempi di scorciatoie mediatiche, i temi della complessità, delle relazioni tra competenze, degli apporti di discipline diverse che sottendono progetti molto articolati. Elementi che possono cambiare il volto di una città o semplicemente riconvertire una ex- ferrovia in una pista ciclabile. Convitato di pietra, la committenza pubblica.Molto del materiale riguarda il Nord Italia e la Lombardia, dove ingegneri, architetti e imprese diventano esponenti di un made in Italy ampiamente riconosciuto nel mondo internazionale degli addetti ai lavori e caratterizzato da una formazione che, anche in ambito scientifico, non trascura mai l’Umanesimo. Un aspetto, quest’ultimo, da cui l’Italia migliore non può prescindere nei suoi momenti più alti. In materia di infrastrutture c’è chi ? come le imprese e il sindacato (uniti, una volta tanto) ? evoca Keynes, economista sociale, chiedendo a ogni piè sospinto interventi pubblici. E chi le demonizza come crogiuolo di inettitudine istituzionale, se non addirittura di malaffare.

Da questa rassegna, densa e aperta a tante legittime domande, emerge una terza via che mette in fila le discipline, sempre più numerose, che ridisegnano i confini professionali, attinge dalla storia esempi virtuosi e vede nella definizione del paesaggio il senso delle sua sostenibilità.Sostenibilità intesa come capacità di portare a sintesi, appunto, le diverse discipline, disegnando un mondo che possa essere consegnato alle generazioni successive. Dove l’uomo sia al centro, prima che per la sua capacità di produrre, per la sua possibilità di muoversi, di realizzarsi, di accedere alle altre culture e conoscenze.

La mostra della Triennale ci ricorda quale contributo l’Italia e la stessa Milano abbiano saputo dare a livello internazionale, soprattutto dalla metà del secolo scorso, con competenze progettuali, tecniche e tecnologiche di grande qualità. E quanto ne stiano dando oggi, in giro per il mondo, tanti architetti e ingegneri italiani. Che qui hanno studiato, trovando poi una collocazione solo in quei sistemi-Paese che ormai sono più orientati alla qualità rispetto al nostro. Come sottolinea il bel libro ? travestito da catalogo ? che racconta la mostra, le architetture del mondo, fondate su saperi aperti e integrati, rendono il Pianeta più piccolo e a portata di mano.

Quasi sempre, anche più bello e interessante, in grado di veicolare idee, contenuti, futuro. Il complemento ancora necessario a tutti quei mondi che Internet ci ha aperto.


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