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Non solo autostima

July 2011

Il Corriere della Sera, 15 luglio 2011.

Secondo Monocle, intelligente rivista del mondo globalizzato, Milano non è nelle prime 25 città del mondo per la qualità della vita. Ci stupiamo? Direi di no. Ci fanno compagnia Londra e Dublino, Boston e San Francisco, Basilea e Amsterdam. Riflettiamo, ne va della autostima della città. Forse serve anche a chi la governa. Nel raggio di 100 chilometri abbiamo una delle più alte concentrazioni produttive del pianeta, oggi in difficoltà.

Secondo Peter Taylor, studioso attento e credibile, uno degli asset della città è il suo tessuto e le sue attitudini a connettere professioni e segmenti applicativi, anche a livello internazionale. Una sorta di collante progettuale e produttivo. Una concentrazione che, per tanti anni, ha garantito vitalità e sviluppo. Milano stessa è stata vetrina e consulente per marketing, comunicazione, progettazione, design, il software del secolo scorso. Oggi può diventarlo per ricerca e innovazione tecnologica, le nuove attività immateriali. Attorno ci sono almeno dieci città che possono attrarre persone che ci lavorano garantendo una ottima qualità di vita. Mare, montagna, laghi, luoghi unici come Venezia o Firenze possono essere raggiunti in meno di due ore. Quante delle prescelte da Monocle hanno queste possibilità?

Dentro la città creatività e progettualità fanno sempre più fatica a trovare una committenza, eppure le multinazionali cercano di convincere i loro vertici a rimanere qui perché certe competenze non si trovano facilmente da altre parti. La sanità rimane democratica e di buona qualità rispetto alla maggior parte del mondo. Il mondo accademico è fitto di talenti individuali e ormai consapevole delle accelerazioni necessarie al suo ruolo cruciale. Le fiere tengono, anche se andranno ripensate nell’ approccio e nella forma. Solo il Salone del Mobile, però, sintetizza una Milano aperta, contemporanea e inaspettata. Subito dopo si torna subito nei rispettivi bunker. Sussidiarietà e solidarietà fanno parte della qualità della vita? Sempre di più. Un sistema di solidarietà e di reti diffuse svolge un lavoro di tessitura sociale sostituendosi spesso alle istituzioni, soprattutto con i più deboli. Ci sono 21 milioni di mq di spazi verdi con previsioni per arrivare a 30. Finalizzati, comunicati e soprattutto percepiti sono numeri da alta classifica, ci dice il paesaggista Kipar. Certe parti della città hanno acquisito nel tempo identità e visibilità. Da Lambrate, con arte e design, alla Bovisa, contenitore di nuovi contenuti, al nuovo Portello con la sensibilità, tra gli altri, di Cino Zucchi. Tutto bene, dunque? No, di certo. La città poggia le sue fondamenta sull’ iniziativa privata ed è impaurita da questa crisi. Altro che stipendio fisso. Ha puntato molto, forse troppo, sull’ altra faccia dell’ immaterialità, quella finanza che quasi mai porta benessere a tutti. E ha perso gradienti di civiltà illudendosi che i veri valori non avessero la necessità di una manutenzione costante. Monocle ha scelto luoghi che, prima di tutto, hanno tanta civiltà come infrastruttura e come governance.

Per Milano il primo passo è riuscire ad attenuare le sue disuguaglianze. Quando un insegnante, un artigiano, un creativo avranno di nuovo lo stesso status sociale, e una retribuzione non così penalizzata rispetto a un avvocato, a un manager, a un finanziere, tutta la città avrà più peso anche nel mondo.


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