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Adesso rispettare i programmi

May 2011

Il Corriere della Sera, 28 maggio 2011.

 

Cercasi città aperta che non confonda la qualità della conoscenza con la quantità delle cariche, la crescita delle relazioni sociali con il pil, il benessere collettivo con i privilegi di pochi, l’ essere con l’ avere. Forse ci siamo distratti ma, per esempio, dai programmi dei candidati non emerge una grande centralità della vita dei bambini. Che è trasversale rispetto a un sistema urbano e va dall’ inquinamento ai luoghi di socializzazione, più o meno verdi, dal sostegno all’ integrazione delle famiglie, in ogni forma e composizione, alla qualità del cibo nelle scuole.

I bambini non sono piccoli adulti e nemmeno una categoria sociale. I bambini sono bambini, con necessità specifiche, devono avere relazioni stabili e durature con i loro formatori, una educazione alla socializzazione e alla convivenza, religiosa o laica, e comunque per qualsiasi credo. Tutte le loro scelte, oggi, dipendono dai genitori perché un’ autonomia relazionale che cresca proporzionalmente all’ età presuppone quartieri, luoghi e in generale una città a misura di uomo, con una polizia locale che svolga il ruolo di punto di riferimento per i cittadini, a partire dai più deboli. Per la repressione altri servitori dello Stato svolgono già egregiamente il loro compito ancorché sottostrutturati e con pochi mezzi. Cercasi città contemporanea rispetto al lavoro. Quasi un milione di metri quadri di uffici sfitti, migliaia di negozi vuoti hanno un significato.

Tra i compiti degli amministratori non esiste soltanto la manutenzione del consenso abbassando il livello alle esigenze del cortile elettorale, è fondamentale una riflessione seria sulle possibilità di lavoro nel Terzo Millennio. Questa è l’ innovazione che serve. La Germania e altri Paesi dimostrano che da questa crisi, pesantissima, si può uscire e le loro città hanno fatto molto più del loro dovere con provvedimenti e agevolazioni, figli di un pensiero e di una regia da amministratori consapevoli. Evocare lo stato di crisi globale diventa un alibi non più sostenibile se non si cercano con impegno percorsi, anche non necessariamente originali. Guardare agli altri è un atto di umiltà. E l’ umiltà è la vera conoscenza del sé. In un momento dove le info-nano-bio scienze stanno rivoluzionando il mondo, paventare pericoli epocali o proporre elenchi sterminati dove il cittadino si perde vuol dire eludere le responsabilità. Milano, invece, nella storia italiana e non, ha sempre avuto un ruolo centrale. E ha bisogno come l’ aria di autostima, di imparare di nuovo a conoscersi, di fiducia in sé stessa e nei suoi cittadini. E’ ora di volare più alto, di concentrarsi sulle soluzioni.

I problemi si conoscono a memoria, occorre affrontare le tante complessità con un approccio altrettanto complesso. Chiunque vinca le elezioni, dopo tanta fatica e passione, rischia di far rimanere la città alla periferia del mondo se non fa un salto quantico rispetto all’ applicazione dei suoi programmi. È la vera sfida. Il dna di Milano è il saper fare, a livello individuale e collettivo. È troppo chiedere altrettanto saper fare ai suoi prossimi governanti?


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