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Knowledge

Super lauree a distanza

June 2014

Il Corriere della Sera, 14 giugno 2014

 

Si chiamano Mooc – Massive open online courses che significa, più o meno, «corsi aperti pensati per una formazione a distanza che coinvolga un elevato numero di studenti». Sono, quanto a pervasività e massa critica, la più grande innovazione del terzo millennio in ambito didattico. Qualche giorno fa, il Politecnico ha mandato online i suoi primi corsi, con la scelta strategica di non duplicare i corsi frontali, ma di dedicarsi ad alcuni target particolari.

I Mooc nascono da un’idea enunciata a un convegno nel 2008, ma vengono erogati solo a partire dal 2012 dall’Università di Stanford, in California, uno dei maggiori centri di eccellenza del mondo, seguita subito da Berkeley, altro celeberrimo ateneo. Entrambi serbatoi molto prolifici di intelligenze per le necessità della Silicon Valley. Seguire i loro corsi, dopo aver superato una selezione durissima, costava decine di migliaia di dollari l’anno, con democratiche eccezioni per studenti meritevoli. Sono improvvisamente impazziti? No, hanno capito che il sistema produttivo, che su di loro fa perno, ha bisogno delle migliori teste in giro per il mondo e che non potevano permettersi di perderle per la soglia economica di accesso. Imitate da una buona parte delle università del mondo, in una logica tipicamente anglosassone: quando approfondisco le mie competenze o ne amplio il raggio, il mercato me lo riconosce.

I Mooc risultano essere, quindi, anche un buon sistema per raggiungere un obiettivo personale di carriera o di progetto di vita. I primi del Politecnico escono contemporaneamente a quelli della Bocconi e della Sapienza di Roma, sono nate tante piattaforme, a loro volta diventate potenti e plurimi distributori di contenuti di ogni tipo e livello. Quella utilizzata dal Politecnico (Open edX) è la versione aperta di quella del Massachusetts Institute of Technology (MIT) e di Harvard. Il sottotitolo è «bridge the gaps» (colma le tue lacune) e i corsi funzionano da «facilitatori» nei passaggi dalla scuola superiore all’università, dalla laurea triennale a quella specialistica, dall’università all’azienda. In nemmeno dieci giorni il sito www.pok.polimi.it, con il solo passaparola, ha avuto utenti da 40 Paesi in tutti i 5 continenti, per un totale di più di tremilatrecento sessioni. L’originalità del posizionamento consente l’estensione ai sistemi formativi legati alla manifattura, alla competenza artigianale, alla capacità di rivitalizzare le scuole tecniche. Senza trascurare le eccellenze che ci sono e che vanno selezionate accuratamente e messe in onda.

I Mooc sarebbero stati (e forse potrebbero ancora essere) un ottimo biglietto da visita per i temi di Expo perché «Nutrire il Pianeta» vuol dire anche fornire gli strumenti cognitivi, anche minimi, diritti compresi. Così come potrebbero costruire ponti tra i saperi, tra le persone, tra le aziende. Tanti sentieri che innervano l’ecosistema produttivo italiano attraverso la conoscenza individuale e collettiva. E qui è auspicabile una certa attenzione, anche economica, da tutte le istituzioni presenti sul territorio, a partire da Assolombarda, particolarmente sensibile su questi temi. Perché anche questo è made in Italy, nuovo e di prima qualità. E, ancora una volta, parte da Milano.


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