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Tante idee per la città

March 2014

Il Corriere della Sera, 19 marzo 2014

 

Tante idee stanno girando per la città come rondini che aspettano la primavera. Spesso nascono e muoiono direttamente dentro i convegni, acuta patologia italiana e anche milanese; raramente diventano progetti, quasi mai prendono la difficile strada della realizzazione. Negli ultimi mesi, però, forse perché neanche la retorica può difendere le cose che non stanno in piedi, il focus, con accenti e forme diverse, è arrivato finalmente sul lavoro. Il che vuol dire che, finalmente, si parla di economia in un’altra maniera; o si parla di un’altra economia.

Settimana scorsa almeno quattro eventi, tra i tanti, hanno evidenziato questi temi.Una bellissima conferenza sul denaro di Carlo Sini al Parenti, dove le conclusioni di un filosofo con il raro dono della semplicità e della profondità insieme, erano, come sempre, molto chiare : «Quando parliamo di crescita, ricordiamoci che se i nostri modelli sono New York e Parigi avremmo bisogno rispettivamente di sette o tre pianeti per estendere questi livelli di consumi a tutti i cittadini del mondo». Così un saggio filosofo di 80 anni, non un arrabbiato no global. Poi la presentazione della lista «Altra Europa», ispirata al politico greco Alexis Tsipras, con una sintesi in dieci punti, quasi spartana ma molto efficace, dove il rapporto tra economia e lavoro nel continente più vecchio e stanco suscita interrogativi epocali. Come terzo evento, ricordiamo un convegno sull’impresa sociale, tra profit e non profit, organizzato alla Bocconi dalla rivista «Vita», prezioso faro del terzo settore, e dall’associazione «Make A Change».

Riflessioni, anche normative, su un modello che sta assumendo un ruolo sempre più strategico nel tessuto produttivo e sociale che verrà. E, infine, un lancio delle istituzioni accademiche, e di una parte dell’establishment metropolitano, sull?economia della conoscenza sotto l’ombrello «Miworld». Quello che emerge è un approccio diverso sul cambio di paradigma (non è una crisi) che sta avvenendo. Centralità della persona, indispensabilità di cultura e conoscenza, del senso del lavoro, oltre che del lavoro stesso. Si sta ragionando finalmente su un’Europa più focalizzata sulla sua civiltà e non solo sull’economia; di più giustizia della società e, non più, di una società della giustizia. È difficile valutare quanti cittadini riescano a esprimere o, almeno, a intercettare questi segnali. In ogni caso affiorano, da questi incontri, attenzione e sensibilità. Due qualità, ascrivibili all’individuo, che si stanno trasferendo alla società intera. Solo da una nuova economia attenta all’uomo, al suo sistema di bisogni e relazioni, più che di consumi, e con un livello di consapevolezza diverso, vedremo nascere nuovi lavori e potremo salvare qualcuno di quelli vecchi.

Dentro una società fatta di persone, oggi, con la testa piena di pensieri e di ansie. E di sofferenze, che spesso non derivano solo da motivi materiali. Pensieri e ansie da superare. E da condividere, come le passioni. Da espellere, come gli egoismi. Chissà che qualcuna di queste rondini non faccia davvero primavera in quella che una volta era considerata la capitale morale d’Italia.


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