Hublab - Triennale, una tripla A
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Triennale, una tripla A

February 2012

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Il Corriere della Sera

La trama. Una parte della città si spacca sulla nomina della Triennale. Un consiglio di amministrazione, nominato dalla politica (precedente) sulla base della chiara fama e professionalità, naviga nella propria autonomia; i protagonisti numero uno e due di elezioni vinte contro ogni pronostico non comunicano tra di loro (eufemismo); un ennesimo corpo a corpo si svolge dentro il partito di maggioranza. Un braccio di ferro su due nomi con un curriculum ineccepibile rispetto alle professioni esercitate che occupa tutto lo schermo della vicenda nascondendo il contenuto della disputa. Un film che, invece, potrebbe essere pieno di passione e idee.

La Triennale per storia, Dna e valore simbolico costituisce una parte importante del software che muove la città. Una questione che non va sottovalutata né ridotta a battaglia tra puristi ed esegeti dell’ incarico (pubblico). Nasce per dare impulsi a tutto il sistema nervoso della città, che, del suo lavoro immateriale e della sua capacità di divulgare e rendere fruibili saperi e complessità che ne derivano, ha un bisogno vitale. Dove design è una parola desueta rispetto alla potenza progettuale e tecnologica oggi possibile. Dove la personalizzazione deve passare in secondo piano rispetto ai contenuti, il vero oggetto di una realtà che evoca e identifica una Milano internazionale, cosmopolita e visionaria. Una delle poche istituzioni che accolgono e mettono a proprio agio tutti, nessuno escluso. Dagli studenti agli stranieri, dai ricercatori ai professionisti, dai turisti a chi si avvicina al bello e al nuovo. Dalle famiglie ai senza meta della domenica.

La Triennale è sintesi del Novecento più fulgido di Milano e ha come compito la scrittura di molte pagine del futuro della città. Rispettarla come istituzione vuole dire soprattutto rafforzarne missione, ambito di visione e raggio di azione. Perché le persone passano, i simboli restano. E la migliore valorizzazione è un programma, in teoria, semplice: – alfabetizzare al nuovo, con gli strumenti più utili e senza censure, consci che i progetti sono sempre più figli di tanti saperi; – accogliere idee e progetti altri, specie in fase sperimentale, con un confronto costante e costruttivo. Una natura di agorà coltivata fin dall’ inizio della sua storia; – autostima da riattivare, riconoscendo alla città capacità e talento delle sue eccellenze e dei suoi cittadini più attenti e curiosi. Per quanto riguarda programmi più specifici si rimanda a una signora che a Milano si è formata, Paola Antonelli. Tanti anni fa andò a New York munita del proprio curriculum e delle proprie capacità. Oggi dirige il dipartimento di architettura e design del più grande contenitore di pensiero sul contemporaneo del mondo, il Museum of Modern art (Moma). Guardare la sua programmazione, passata e futura, aiuta a comprendere cosa vuol dire innovare valorizzando, e al tempo stesso, rispettando una istituzione.


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