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Il senso di una nuova Lombardia

November 2012

Il Corriere della Sera, 01 novembre 2012.

Tra un federalismo picaresco e un’eccellenza urlata e non sempre suffragata dalla realtà, la giunta regionale si è impantanata nella palude dell’illegalità. Una palude insidiosa, piena di coccodrilli non tutti indigeni, ma anche di politici spaventati dall’eventualità, non remota, di trovarsi un lavoro tramite curriculum e che contempli degli obblighi, con retribuzioni reali e non marziane. Su questi temi magistratura, media e partiti (quel che ne resta) hanno tanto da lavorare.

Occorre parallelamente immaginare una nuova Lombardia, segnata da prospettive dotate di senso, vera materia prima per un’ipotesi concreta di futuro. Il punto centrale è e dovrà essere il lavoro partendo da ambiti come il paesaggio, la manifattura, il welfare. Il primo comprende la rigenerazione del patrimonio edilizio, la bonifica di fiumi e laghi, la riqualificazione del territorio e una nuova missione per aree ora non più antropizzate: milioni di metri cubi di capannoni e sfregi ambientali che possono essere convertiti ad attività più legate al mondo che ci sta venendo incontro. Un’operazione da fare con tutte le tecnologie ora disponibili. Come, per esempio, in Alto Adige.

La sostenibilità, del resto, presuppone progetti e non cemento inutile, conoscenza e non «relazioni pericolose». La manifattura e il suo indotto, in questa parte del Paese, rimangono un perno centrale, almeno quanto i servizi. Superati i dieci milioni di abitanti, la Lombardia conta ancora il maggior numero di operai, che non sono affatto una categoria estinta. C’è la necessità di banche che facciano di più le banche, di un Fisco più analitico e meno massimalista, e soprattutto del know how per utilizzare le tante competenze e la flessibilità di offerta nei settori che oggi hanno un senso nel mondo. Perché, come si sa, la domanda interna langue. Occorre quindi far dialogare costantemente gli imprenditori con chi ha visione, innovazione e ricerca. Insomma, meno convegni e più confronti.Il welfare è paradossalmente messo meglio. C’è un tessuto già strutturato, c’è tanta vivacità, un mondo di imprese «sociali» che sono vere imprese, nel senso etimologico del termine che presuppone un impianto etico e un ruolo nella comunità. Il nuovo perimetro, inevitabilmente, ridurrà spazi a organizzazioni finora eccessivamente privilegiate dal pubblico e dovrà dare tono e dignità a chi ha una storia e sappia coniugare valori ed esperienze. Il welfare sta cambiando a vista d’occhio e anche la cultura è sempre più un pezzo della sua connotazione.

I partiti hanno gli strumenti per una strategia che contenga semi per il futuro e non solo di grande discontinuità con il passato? Nel comporre le liste elettorali sapranno individuare, per lo più nella società, le risorse che servono alla Lombardia e al suo Parlamento? Il senso della loro esistenza e sopravvivenza sta tutto qui.


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