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Imparare a decidere

February 2011

Il Corriere della Sera, 4 febbraio 2011.

 

Enzo Tiezzi, nel suo «Tempi storici tempi biologici», immagina la «nuova ecologia» come somma di tante discipline scientifiche e non. La crisi ambientale nasce, secondo lui, dalla stridente differenza tra i tempi velocissimi della tecnologia e quelli quasi biblici della biologia.

La nuova ecologia però – affermava lo scienziato recentemente scomparso – è soprattutto una disciplina politica perché implica una visione, e rapide decisioni conseguenti. Sempre nell’ interesse generale. Non sappiamo chi tra i nostri politici abbia queste doti o rispetti questi principi. In attesa di conoscere le visioni dei candidati sindaci alle prossime elezioni di Milano, tra cui immaginiamo anche il sindaco in carica, vediamo un esempio non troppo distante da qui.

In tempi di green economy da talk show e di Pgt ad approvazione rallentata l’ esperienza di Lione può essere istruttiva. Vicino al suo centro, sette anni fa, è stato programmato un intervento immobiliare focalizzato sul risparmio di energia, con un obiettivo ambizioso: l’ 80 per cento del riscaldamento doveva essere ottenuto da energie rinnovabili. Questo consentiva il sostegno di un programma della Ue, dall’ evocativo nome Concerto, nato per finanziare operazioni sul controllo dei consumi. Materiali, superfici, recupero delle acque, rapporto con il paesaggio, sistemi di riscaldamento, tutte conoscenze già disponibili sul mercato dei prodotti e dei professionisti, niente di rivoluzionario. Un concerto, appunto, eseguito da tanti saperi applicati e ormai a portata di preventivo. Il quartiere prende il nome di Lyon Confluence perché è situato dove si congiungono i due fiumi della città. L’ intero progetto arriverà quasi a mezzo milione di metri quadri, tra abitazioni e uffici, con 40 ettari tra spazi pubblici e verdi.

L’ energia consumata va dal 25 al 50% di quella prevista oggi dalle norme (120kwh/mq). Non si sono fatti mancare nulla, a Lione. Dai grandi architetti, tra cui i soliti noti Herzog & de Meuron, Portzamparc, Ricciotti, Fuksas, ai paesaggisti, da sempre rispettati e valorizzati in Francia. La regia, però, è rimasta saldamente nelle mani dell’ amministrazione. Soldi pubblici per le infrastrutture, contributi dall’ Unione Europea per le applicazioni virtuose, l’ obbligo di destinare un quarto della superficie complessiva a case popolari, con gli stessi requisiti energetici e la medesima qualità degli altri immobili. Il che non ha impedito che il resto dell’ offerta mantenesse prezzi adeguati, per i giusti profitti delle imprese che hanno investito sul progetto. Tutto qui.

Un’ amministrazione che non usa le parole innovazione o sostenibilità a sproposito, né aggettivi roboanti, tanto meno manifesti celebrativi. Semplicemente decide. Con la conoscenza adeguata e l’ autorevolezza necessaria. Come si inseriscono nei programmi dei candidati sindaci questi due ultimi concetti?


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