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Oltre i confini della regione

January 2013

Il Corriere della Sera, 11 gennaio 2013.

I programmi vanno e vengono, tra primarie e candidature d’imperio mentre l’Europa aumenta il suo peso per le prossime elezioni. Anche e soprattutto a livello regionale. Un esempio è il programma «Horizon 2020», 80 miliardi di euro investiti dal 2014 al 2020, con la funzione di stimolare la cooperazione sui terreni della ricerca e innovazione. Insieme sul nuovo, insomma. Viene anche richiesto, in questo modo, di ridefinire i confini delle politiche pubbliche nazionali di ricerca scientifica e tecnologica.

È un passo verso un’Europa più politica, che cerca di contenere il potere degli Stati nazionali, fino a ora arcigni custodi di queste competenze, nel bene e, spesso, nel male. Dall’alto della sua visione, l’Unione Europea, in questo settore, ha piena titolarità. Dal basso, le Regioni, hanno conquistato competenze esclusive o concorrenti con i governi centrali. L’Ocse, nel suo prezioso Rapporto sulle politiche regionali per l’innovazione, conferma che tutti gli Stati e le loro Regioni stanno andando in questa direzione: dalla Spagna a Regioni con competenze federali consolidate come la Germania, fino agli Stati Uniti che, per dinamiche storiche e politiche, hanno fatto da battistrada. L’esigenza di massa critica, sia sulle competenze scientifiche e tecnologiche che sulla finanza, è direttamente proporzionale al peso futuro delle aree regionali portando alla necessità di un rapporto più strategico e fattivo tra Stato e Regione. In un quadro siffatto è evidente che l’isolamento che la Lombardia ha subito in questi venti anni ? nonostante un governo centrale e regionale in mano, quasi continuativamente, a figure politiche che vengono da questi territori ? andrà interrotto da chiunque vincerà.

L’«Europa delle Regioni» assegna alle Regioni, appunto, un ruolo centrale nelle politiche strutturali e di coesione, riconoscendo loro esplicitamente una sensibilità sui territori e una capacità di leva nelle aree di arretratezza tecnologico-scientifica ? e quindi economica. È fondamentale individuare le specializzazioni intelligenti, quelle aree tecnologiche, produttive e sostenibili che possano davvero essere competitive, e non solo eccellenze certificate nei corridoi delle Regioni, nel nostro caso la Lombardia. Non si tratta, per parlare di programmi, di prendere le grandi direttrici tecnologiche generiche (bio, nano, info science, Ict eccetera) e farne delle enciclopediche versioni «bonsai» a uso locale. Parliamo, invece, di iperspecializzazioni, di necessità di servizi innovativi e soprattutto competitivi, di mercati quasi sempre di nicchia. Con applicazioni e migrazioni tecnologiche tra settori, con strategie tempestive per il grande e troppo frammentato patrimonio delle manifatture, oggi in difficoltà a indirizzare le proprie competenze. Con tanta capacità inventiva e progettuale. Le macroregioni esigono macrocompetenze per avere, spesso, tanti microsettori che possano funzionare davvero.

Servirà molto studio e molta intelligenza per non perdere il treno dell’economia del futuro. Candidati e partiti hanno l’obbligo di essere «chirurgici» in un ambito così delicato. La retorica, in questi settori, ha il passo del gambero.


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