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Prima i saperi e poi le aree

May 2012

Il Corriere della Sera, 3 maggio 2012.

 

La Città della Salute nasce con il compito di mettere insieme due Istituti di ricerca e cura (Besta e Tumori) tra i più quotati a livello nazionale e internazionale, stringere i rapporti con il mondo accademico ancorandosi a un ospedale più generalista (Sacco) con alcune specializzazioni importanti. Nasce per confrontarsi con lo sviluppo impetuoso della scienza della vita e della materia e di tutte le tecnologie sempre più pervasive.

È un progetto che ha una grande coerenza rispetto alla storia di Milano. Già con l’ Expo del 1881, la città istituisce addirittura una commissione per «educazione, istruzione tecnica, previdenza e beneficenza» che mette insieme la formazione professionale e tecnica e «imprese sociali ed etiche» come le opere pie. Un welfare di fine Ottocento messo in mostra con orgoglio e lungimiranza. E prima del 1930 vede, tra le altre cose, nascere gli Istituti clinici di perfezionamento, l’Istituto sieroterapico milanese e la prima Clinica del lavoro al mondo, sotto la direzione di Devoto. Anche la Clinica Mangiagalli e il Policlinico del Bambino «Vittore Buzzi» sono strutture complementari e contemporanee al servizio della donna e del bambino, cresciute entrambe sotto la regia di Mangiagalli che, nel 1928, crea anche l’ Istituto dei Tumori. Mentre alla fine del 1700 è il Pio Albergo Trivulzio a vedere la luce dove oggi è situata l’ Università Cattolica. Un monastero benedettino che è sintesi, nella storia di Milano, di didattica, scienza e luoghi di cura e di pietas, ingredienti essenziali nello sviluppo della città, sempre in dialogo e confronto.

Lo stesso dialogo e confronto che oggi viene chiesto a una medicina che necessita di contenuti e contenitori basati su nuovi paradigmi. Nell’ ultimo secolo le aspettative di vita sono più che raddoppiate, i percorsi di cura sono diventati tanti e sempre più personalizzati con una speculare frammentazione delle conoscenze. D’ altro canto il rischio di invecchiamento delle specialità mediche e del loro knowhow è la vera sfida da affrontare tutti i giorni, dai primari ai ricercatori a tutti gli operatori, comprese le mansioni più umili. Ed è tutto l’ ambito scientifico a essere coinvolto, dalla medicina del post genoma alle tecnologie, ai perimetri – mutevoli – di tutte le discipline. Che costringono a ridisegnare l’ insegnamento e le applicazioni, focalizzando sempre più l’ offerta sanitaria, attraverso la sua rete, verso la persona e chi le è più vicino.

La Città della Salute, a questo punto, diventa una nuova metafora del rapporto tra potere e sapere. Se nel secolo scorso Milano è stata tra i leader della modernità in molti campi della salute, la Città della Salute ha un compito altrettanto ambizioso. Serve ora un approccio progettuale e realizzativo che tenga conto delle complessità che presuppone e delle prospettive che offre. È necessario che il progetto sia già metabolizzato, vivo e ben definito, prima di discutere di nuove aree. Milano, cento anni fa, non aveva solo buoni medici ma visione, volontà e anche tanta conoscenza negli uomini di potere. Non vorremmo che il potere e il sapere, mentre incombe una tempesta economica globale, si allontanassero troppo. I danni potrebbero essere incalcolabili.


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